Postproduzione fotografica

DAL PULITZER AL LICENZIAMENTO. CON UN COLPO DI TIMBRO-CLONE

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Autoritratto di Narciso Contreras

Il licenziamento di qualcuno, in questi tempo, non fa molta notizia.
A meno che quel qualcuno non sia Narciso
Contreras, e il motivo non sia dovuto tanto all’onnipresente crisi, quanto a motivi “etici”.
Questo sì, fa notizia. E infatti ne ha fatta parecchia. Continua...
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FOTOSCIOPPARE E' LECITO? parte quarta (e ultima)

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Quindi le foto si possono ritoccare? E fino a che punto?

Siamo tornati alla domanda iniziale. Forse con qualche freccia in più all’arco della nostra capacità di analisi. Proviamo ad aggiungerne un’altra, di freccia. Proviamo ad immaginare uno scatto fotografico non come un prodotto finito, ma come un insieme di potenzialità da sviluppare al meglio. Che attendono solo l’abilità del fotografo per essere estratte e valorizzate.

L’occhio umano è in grado di discernere e registrare molte più sfumature di luminosità di qualsiasi sensore digitale. O pellicola.
Quello che vediamo a monitor quando scarichiamo i nostri scatti non è mai quello che avevano visto i nostri occhi al momento del premere il pulsante di scatto. E’ normale che poi ci sia l’ambizione di restituire allo scatto fotografico quella gamma, quelle tonalità, quelle sfumature ancora impresse nella nostra retina.
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FOTOSCIOPPARE E' LECITO? parte tre

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Andrea Armellin, Calla, 2008

Non sempre le persone hanno il coraggio di chiedermi se i colori delle mie macrofotografie sono “veri”.
 
Ma che significa “veri”? Io non faccio fotografie di catalogazione. Non mi interessa inserire i miei scatti nel manuale del perfetto botanico. Quello che mi spinge a “macrofotografare” un fiore o una porzione di esso, o di un oggetto, o di un essere umano, non è la pretesa di finire in un’enciclopedia, quanto l’emozione e la sensazione che mi hanno trasmesso. A questo punto il legame con la realtà passa in secondo piano rispetto alla sensazione finale che voglio ottenere. Continua...
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FOTOSCIOPPARE E' LECITO? parte due

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Amedeo Modigliani, Nudo sdraiato, 1917 

Spesso ai miei corsi di fotografia mi sento chiedere se si possa o meno “ritoccare” una fotografia. Se sia lecito. Se è permesso.
Come se io avessi l’autorità di rilasciare un placet che metta l’animo in pace sulla questione. Una questione che scotta, perché fa riferimento diretto a un’altra vecchia discussione fotografica, che vede contrapposti da un lato i sostenitori della fotografia come rappresentazione della realtà, dall’altro i fautori della fotografia come interpretazione.
 
Facciamo un passo indietro, da fotografi (intesi come persone che premono un pulsante). Mettiamoci nei panni di chi guarda una nostra fotografia.
Il rapporto che si instaura tra l’osservatore e il fotografo, mediato dalla fotografia che il primo sta legando, è un filo sottile. Che si nutre di meraviglia, curiosità, cultura… e fiducia. Già, fiducia. Il nesso della questione credo sia qui, in questo rapporto fiduciario che spinge l’osservatore a ritenere in una certa misura “reale” quello che vede nella fotografia davanti a se. Maggiore è la “pretesa di realtà” della fotografia, maggiore la responsabilità del fotografo verso l’osservatore. Ok, urge un esempio. Continua...
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FOTOSCIOPPARE E' LECITO? parte uno

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Una schermata di Adobe Photoshop Lightroom, software per la postproduzione fotografica (Fotografia di Andrea Armellin)

“Quella foto è sicuramente fotoscioppata”

A tirar le orecchie non è difficile sentire questo commento durante l’inaugurazione di una qualsiasi mostra fotografica, o ad una serata di proiezioni di qualche fotografo.
E il dubbio sul “fino a dove” ci si possa spingere, nella elaborazione del proprio scatto digitale, spesso si insinua nella mente del fotografo che sta importando i file dalla scheda di memoria al proprio computer. La questione è complessa, e richiama nella diatriba vari aspetti legati al mondo fotografico, proponendo come attori in scena il fotografo e lo “spettatore”. Data la vastità dell’argomento, proveremo ad analizzare la questione in più momenti. Siete pronti? Continua...
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