> Voi che dite?

QUANDO LA FOTOGRAFIA FA PAURA



Immaginate di essere a Venezia, in piazza San Marco. Siete proprio davanti alla Basilica di San Marco, state per scattare una fotografia ma ecco che arriva un poliziotto, che vi dice che non potete fare la fotografia. “E perché?”, chiedete voi stupiti, “Perchè ci sono delle persone”, risponde lui. Continua...
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DAL PULITZER AL LICENZIAMENTO. CON UN COLPO DI TIMBRO-CLONE

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Autoritratto di Narciso Contreras

Il licenziamento di qualcuno, in questi tempo, non fa molta notizia.
A meno che quel qualcuno non sia Narciso
Contreras, e il motivo non sia dovuto tanto all’onnipresente crisi, quanto a motivi “etici”.
Questo sì, fa notizia. E infatti ne ha fatta parecchia. Continua...
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SIAMO TUTTI FOTOGRAFI

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In Facebook è tutto un proliferare di “Photography” e declinazioni varie, aggiunto alla fine del nome utente
. Immagino serva, nelle intenzioni del titolare, a dividere il profilo personale dal profilo fotografico.
In più, diciamolo, aggiungere “Photography” dona al titolare un’aura particolare, come se l’aggiunta di quell’etichetta  aumentasse automaticamente il grado di artisticità agli scatti pubblicati.
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FIRMA, FIRMA DELLE MIE BRAME

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E’ pratica molto diffusa tra i fotoamatori sul web firmare le proprie foto (tralasciamo chi della fotografia ne fa un lavoro, fatto che presenta aspetti un po' più compessi).
E per firmare intendo apporre un marchio sulla fotografia, che può andare dal semplice nome del fotografo a loghi più o meno fantasiosi.
Il tutto spesso a scapito della buona visione di una fotografia.
Ma è proprio necessario inserire una firma? Continua...
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CONCORSI. O FURBERIE?

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“Il partecipante, per tutte le foto candidate, concede agli organizzatori i diritti d’uso, anche in modo non esclusivo, irrevocabili e a tempo indeterminato.” Continua...
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QUELLO CHE UNA FOTOGRAFIA NON DICE

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Nguyễn Văn Lém è spaventato. Sono tre giorni che non mangia, il frastuono delle esplosioni e la calura sono insopportabili. La ferita al piede gli impedisce di correre e scappare lontano dalla battaglia e da quella guerra in cui era stato catapultato solo poche settimane prima. Strappato da casa sua, dalla famiglia, dal suo mondo. Costretto ad imbracciare un fucile pesante, estraneo, che non sa nemmeno usare bene. Ed ora un uomo gli urla qualcosa nell’orecchio, e gli punta la pistola alla testa. E lui si chiede perché, perché proprio lui.
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LA MORTE E' NEI PARAGGI: POSARE O MENO LA MACCHINA FOTOGRAFICA?

Un caso di cronaca, lo scorso mese, ha fatto il giro del mondo suscitando parecchio scalpore.
In sintesi: ai primi di dicembre a New York un uomo in una stazione della metropolitana viene spinto da uno squilibrato e cade dalla banchina sulle rotaie: 
l’uomo non riesce a risalire, e muore investito dal vagone della metropolitana che stava arrivando. Fin qui, sembra solo una brutta notizia, simile purtroppo a molte altre. Perchè quindi lo scalpore? Continua...
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FOTOSCIOPPARE E' LECITO? parte quarta (e ultima)

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Quindi le foto si possono ritoccare? E fino a che punto?

Siamo tornati alla domanda iniziale. Forse con qualche freccia in più all’arco della nostra capacità di analisi. Proviamo ad aggiungerne un’altra, di freccia. Proviamo ad immaginare uno scatto fotografico non come un prodotto finito, ma come un insieme di potenzialità da sviluppare al meglio. Che attendono solo l’abilità del fotografo per essere estratte e valorizzate.

L’occhio umano è in grado di discernere e registrare molte più sfumature di luminosità di qualsiasi sensore digitale. O pellicola.
Quello che vediamo a monitor quando scarichiamo i nostri scatti non è mai quello che avevano visto i nostri occhi al momento del premere il pulsante di scatto. E’ normale che poi ci sia l’ambizione di restituire allo scatto fotografico quella gamma, quelle tonalità, quelle sfumature ancora impresse nella nostra retina.
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FOTOSCIOPPARE E' LECITO? parte tre

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Andrea Armellin, Calla, 2008

Non sempre le persone hanno il coraggio di chiedermi se i colori delle mie macrofotografie sono “veri”.
 
Ma che significa “veri”? Io non faccio fotografie di catalogazione. Non mi interessa inserire i miei scatti nel manuale del perfetto botanico. Quello che mi spinge a “macrofotografare” un fiore o una porzione di esso, o di un oggetto, o di un essere umano, non è la pretesa di finire in un’enciclopedia, quanto l’emozione e la sensazione che mi hanno trasmesso. A questo punto il legame con la realtà passa in secondo piano rispetto alla sensazione finale che voglio ottenere. Continua...
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FOTOSCIOPPARE E' LECITO? parte due

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Amedeo Modigliani, Nudo sdraiato, 1917 

Spesso ai miei corsi di fotografia mi sento chiedere se si possa o meno “ritoccare” una fotografia. Se sia lecito. Se è permesso.
Come se io avessi l’autorità di rilasciare un placet che metta l’animo in pace sulla questione. Una questione che scotta, perché fa riferimento diretto a un’altra vecchia discussione fotografica, che vede contrapposti da un lato i sostenitori della fotografia come rappresentazione della realtà, dall’altro i fautori della fotografia come interpretazione.
 
Facciamo un passo indietro, da fotografi (intesi come persone che premono un pulsante). Mettiamoci nei panni di chi guarda una nostra fotografia.
Il rapporto che si instaura tra l’osservatore e il fotografo, mediato dalla fotografia che il primo sta legando, è un filo sottile. Che si nutre di meraviglia, curiosità, cultura… e fiducia. Già, fiducia. Il nesso della questione credo sia qui, in questo rapporto fiduciario che spinge l’osservatore a ritenere in una certa misura “reale” quello che vede nella fotografia davanti a se. Maggiore è la “pretesa di realtà” della fotografia, maggiore la responsabilità del fotografo verso l’osservatore. Ok, urge un esempio. Continua...
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FOTOSCIOPPARE E' LECITO? parte uno

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Una schermata di Adobe Photoshop Lightroom, software per la postproduzione fotografica (Fotografia di Andrea Armellin)

“Quella foto è sicuramente fotoscioppata”

A tirar le orecchie non è difficile sentire questo commento durante l’inaugurazione di una qualsiasi mostra fotografica, o ad una serata di proiezioni di qualche fotografo.
E il dubbio sul “fino a dove” ci si possa spingere, nella elaborazione del proprio scatto digitale, spesso si insinua nella mente del fotografo che sta importando i file dalla scheda di memoria al proprio computer. La questione è complessa, e richiama nella diatriba vari aspetti legati al mondo fotografico, proponendo come attori in scena il fotografo e lo “spettatore”. Data la vastità dell’argomento, proveremo ad analizzare la questione in più momenti. Siete pronti? Continua...
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FOTOGRAFIA E MEMORIA

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Giulio Marino, Veduta del fiume Meschio dalla stradina di Santa Giustina; Vittorio Veneto; 1940, ante; FAST, Fondo Giulio Marino; Positivo, b/n, gelatina ai sali d’argento, carta

Forse l’avete già fatto, forse no. Forse non ve ne importa nulla, o forse non ci avete mai pensato. E allora ve lo “propongo” io.
Si tratta di giocare fotograficamente con la memoria. O meglio, parliamo di una memoria “fotografica” da ripetere, una caccia al tesoro che può dare molte soddisfazioni.
Il gioco è semplice: basta prendere una vecchia fotografia di paesaggio e provare a ripetere quello scatto. Senza sapere che tipo di attrezzatura è stata utilizzata, senza sapere di preciso dove è stata fatta, o chi l’ha fatta. Tutto qui. Continua...
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INSTAGRAM, TRA FOTOGRAFIA E DIVERTIMENTO

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Com’è nata la vostra passione per la fotografia?
Immagino che il divertimento possa essere stata una componente importante.
Per me è stato così.

Poi magari col passare del tempo, e con più consapevolezza del processo da adottare per arrivare allo scatto voluto, il divertimento rischia di passare in secondo piano. Prima vengono pianificazione, preparazione del soggetto, studio e disposizione della luce o del momento giusto per coglierla al meglio…
Per fortuna c’è uno strumento che (nel mio caso) ha rimesso il piacere dell’atto fotografico in cima a tutto.
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