QUANDO LA FOTOGRAFIA FA PAURA



Immaginate di essere a Venezia, in piazza San Marco. Siete proprio davanti alla Basilica di San Marco, state per scattare una fotografia ma ecco che arriva un poliziotto, che vi dice che non potete fare la fotografia. “E perché?”, chiedete voi stupiti, “Perchè ci sono delle persone”, risponde lui.


Immaginate di essere a Venezia, in piazza San Marco. Siete proprio davanti alla Basilica di San Marco, state per scattare una fotografia ma ecco che arriva un poliziotto, che vi dice che non potete fare la fotografia. “E perché?”, chiedete voi stupiti, “Perchè ci sono delle persone”, risponde lui.

Sembra una storia surreale, incredibile… ma in Ungheria può succedere.

In pratica, secondo un articolo di legge ungherese approvato lo scorso marzo, dal 15 dello stesso mese
è vietato includere nello scatto qualunque persona, ritratta apposta o presente per caso, in modo che sia possibile identificarla, senza averne ottenuto l'esplicita autorizzazione.

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Fotografia di Margaret Bourke White: ve la immaginate chiedere il consenso a tutte le persone in fila?

Se qui in Italia ci poniamo spesso il problema “Chissà se posso fotografare queste persone?”, in Ungheria han tagliato la testa al toro, e han deciso: non solo non si può pubblicare fotografie di persone (riconoscibili) senza il loro consenso, come in teoria è in Italia e nella gran parte dell’Occidente, ma non si può neppure scattare la fotografia.
Questo in pratica
rende impossibile il lavoro ai fotoreporter, ai fotografi di eventi sportivi di massa, a tutti quei professionisti che fanno del sociale il proprio lavoro. Senza parlare dei cultori della street photograpy, che diventa in pratica impossibile.

Come anche scattare fotografie in situazioni sociali delicate, come proteste o rivolte. In pratica, diventa impossibile raccontare storie.  Ad esempio questa norma,
durante la recente protesta che ha infiammato (in tutti i sensi) la cittadina di Ferguson in USA, per la morte del giovane Michael Brown ad opera della polizia locale, semplicemente avrebbe giustificato l’arresto di tutti i fotografi presenti intenti nel loro lavoro. Testimoni di terza parte presenti sul posto per raccontarci cosa stava succedendo (qualcuno di loro è stato anche arrestato a dir il vero, come Scott Olson, ma subito rilasciato ). E non solo i fotografi: anche persone qualunque, che scattassero fotografie alla protesta tramite i cellulari, potrebbero essere arrestate. Attenzione, potrebbero, non è detto che questo succeda. Ma nel caso, le forze dell’ordine potrebbero intervenire secondo la legge.
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Fotografia di Scott Olson

La cosa ha suscitato in Ungheria tutta una serie di proteste, da pare di fotografi, avvocati, politici e persone comuni, per i quali la misura sembra decisamente spropositata.

Se poi nella realtà questa norma verrà applicata in futuro alla lettera o se invece le forze dell’ordine decideranno per procedere con la manica larga, ancora non si è ben capito. In ogni caso, se durante una manifestazione di massa un fotografo facesse delle fotografie, la polizia potrebbe subito arrestarlo. Questo fa pendant con la norma che prevede in Ungheria il divieto di pubblicare fotografie ritraenti forze dell’ordine: i volti devono essere “oscurati” per impedire il riconoscimento dei membri afferenti. Il tutto a tutela di… chi?
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Un altro scatto che ora sarebbe "illegale": fotografia di Charles C. Ebbets

Se andate a Budapest o in altri contesti ungheresi per scattare fotografie con incluse persone, quindi sappiatelo: rischiate multe e carcere.

Chissà cosa ne penserebbero fotografi ungheresi del calibro di
Robert Capa e suo fratello Cornell.
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Una fotografia di Wee Gee: anche in questo caso impensabile chiedere l'autorizzazione a tutte le persone
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